Chissà cosa avrebbe pensato Don Pasquale Casillo, nel rivedere il ritorno del “suo” Zeman a Foggia. Nel rivivere, seppur da spettatore, Zemanlandia. Il Don ci ha lasciati esattamente un anno fa, all’ospedale di Lucera, dove era ricoverato a causa di tumore. “Sarebbe stato un super nonno”, ci aveva detto il figlio Gennaro qualche mese fa.

Indiscusso “Re del Grano”, al punto che un imprenditore del calibro di Silvio Berlusconi disse una volta “Nel mezzogiorno c’è uno più ricco di me”, il suo gruppo diventa il primo d’Europa per la macinazione dei cereali.

Un impero economico-finanziaro capace di produrre il 10% di tutta la semola prodotta nella comunità europea, il 60% del fabbisogno dell’azienda Buitoni (come riportato da Il Fatto Quotidiano), importandola con ben 250 tir e 30 navi, ed impiegando circa 1000 dipendenti per un fatturato di 1000 miliardi di vecchie lire, grazie anche e soprattutto ai numerosi mulini sparsi per il continente.

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Pasquale Casillo e Zeman
Pasquale Casillo e Zeman, crediti: ilmessaggero.it

Il resto è storia. Un progetto che ha portato in auge una città, realizzando un sogno lontano, quello di una Serie A dimenticata e lasciata forse troppo in fretta.

Quegli anni, quel clima, quei successi, restano negli annali di una presidenza meridionale che ha fatto tremare il Nord e parte d’Europa: dalla sfiorata qualificazione alla Coppa UEFA all’amichevole col Real Madrid (un vero sogno per una squadra di Serie C).

Una fama che è rimasta negli annali tant’è che, alla sua morte, fu ricordato persino in Francia. E chissà che il Don adesso non sorrida da lassù, nel rivedere il boemo (da lui lanciato) ancora su quella panchina.

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Foto in evidenza Pasquale Casillo con Zdenek Zeman, crediti: Corriere della Sera/Arcieri

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