FIFA, AFC si schiera con UEFA e CONCACAF contro il piano privato
Le associazioni calcistiche si oppongono al piano FIFA per vendere quote del Mondiale a investitori privati. Ecco cosa prevede la proposta.
Il fronte del dissenso contro la Federazione Internazionale di Calcio si allarga. Dopo l'UEFA e la CONCACAF, anche la Confederazione Asiatica di Calcio (AFC) ha reso pubblica la propria contrarietà al progetto con cui Gianni Infantino vorrebbe aprire il capitale della FIFA a investitori privati. Un piano che, nelle intenzioni del presidente, dovrebbe portare miliardi di dollari nelle casse del calcio mondiale, ma che sta invece producendo la spaccatura più profonda vista tra le confederazioni negli ultimi anni.
L'AFC, che rappresenta 47 federazioni nazionali tra Asia e Oceania, ha diffuso una nota in cui spiega di non essere stata consultata prima dell'annuncio pubblico del progetto. Un dettaglio che torna in quasi tutte le reazioni delle confederazioni coinvolte: la sensazione condivisa è quella di essere state messe davanti a un fatto compiuto, piuttosto che coinvolte in un vero processo decisionale.
Cosa prevede la proposta FIFA Forward Enterprise
Il progetto al centro della disputa si chiama FIFA Forward Enterprise, abbreviato in FFE. L'idea è raggruppare in un'unica società i diritti commerciali della FIFA, quelli su trasmissioni televisive, sponsorizzazioni, biglietteria e licenze, insieme alla gestione operativa dei tornei, incluso il Mondiale e la Coppa del Mondo per Club. Questa nuova entità avrebbe una valutazione stimata attorno ai 20 miliardi di dollari.
Secondo quanto comunicato dalla FIFA, la Federazione manterrebbe il controllo di maggioranza, con una quota non inferiore all'80%, mentre il restante 20% verrebbe ceduto a un gruppo di investitori privati con partecipazioni di minoranza e senza diritto di voto negli organi decisionali. Tra i soggetti coinvolti nella trattativa spicca Thrive Eternal, veicolo di investimento legato a Thrive Capital, la società fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Nelle operazioni finanziarie figura anche JPMorgan in veste di advisor, la stessa banca che anni fa aveva tentato di finanziare il progetto poi naufragato della Superlega europea.
FIFA sostiene che l'obiettivo dell'operazione sia raccogliere circa 4,2 miliardi di dollari, cedendo una quota compresa tra il 20% e il 21% del capitale, da destinare allo sviluppo del calcio globale. Nella versione ufficiale diffusa da Zurigo, il piano porterebbe il fondo dedicato ai programmi FIFA Forward da 8 a 20 milioni di dollari per federazione nel ciclo tra il 2027 e il 2030, con l'aggiunta di un pagamento una tantum di 20 milioni di dollari a inizio 2027 per chi avrà aderito in tempo. Alcune ricostruzioni giornalistiche anglosassoni, tra cui quella ripresa da Yahoo Sports, parlano invece di una cifra una tantum fino a 40 milioni di dollari legata a una lettera che Infantino avrebbe inviato alle federazioni. Il testo integrale della proposta non è ancora stato reso pubblico per intero, e questa discrepanza tra le fonti resta, al momento, senza una spiegazione ufficiale da parte della FIFA.
Il ruolo di Infantino e i tempi della consultazione
Il piano è stato presentato ufficialmente alle federazioni il 28 luglio a Manhattan, e da quel momento è partito un processo di consultazione che dovrà concludersi entro il 19 settembre. Entro quella data, ciascuna delle 211 federazioni membro dovrà esprimersi sulla proposta. Per l'approvazione definitiva serviranno sia il voto favorevole della maggioranza delle federazioni sia il via libera del Consiglio FIFA, composto da 37 membri.
Infantino ha insistito sul fatto che si tratti di un'opzione e non di un obbligo, definendola più volte come un'opportunità per accelerare lo sviluppo del gioco a livello globale. Alcune testate britanniche, tra cui il Times, hanno però riportato che il presidente potrebbe assumere il ruolo di commissario della FFE una volta concluso il suo prossimo mandato nel 2031, con un compenso annuo stimato attorno ai 64 milioni di dollari. La FIFA ha smentito che questo aspetto sia mai stato discusso formalmente.
Secondo la ricostruzione di Bloomberg, l'idea alla base della FFE sarebbe nata già lo scorso anno, durante colloqui riservati tra Infantino e Joshua Kushner. Da lì sarebbe partito il coinvolgimento di JPMorgan, incaricata di studiare un modo per monetizzare i diritti media della FIFA e presentarlo a potenziali investitori. Non è la prima volta che il presidente prova a percorrere questa strada: secondo CBS Sports si tratterebbe già del secondo tentativo di portare a termine un'operazione di questo tipo, dopo un primo progetto simile accantonato negli anni precedenti.
La UEFA rompe gli indugi e minaccia il boicottaggio
La reazione più dura è arrivata dalla UEFA. Le 55 federazioni europee, riunite in una sessione straordinaria, hanno votato compatte per respingere il progetto, arrivando a minacciare il boicottaggio delle competizioni FIFA, Mondiale compreso, qualora il piano venga approvato. Nel comunicato diffuso al termine della riunione, la UEFA ha definito la proposta irresponsabile e indifendibile, sottolineando che la governance del calcio non può essere guidata dai rendimenti attesi da un investitore.
Le parole usate dai vertici europei non lasciano spazio a interpretazioni: "Il Mondiale non è della FIFA da vendere". La federazione continentale ha anche criticato il metodo, lamentando che un progetto di questa portata sia stato elaborato in segreto e portato quasi all'approvazione senza un confronto reale con chi è chiamato a custodire il gioco.
Non è la prima frizione tra Zurigo e il calcio europeo negli ultimi mesi. Il presidente UEFA Aleksander Ceferin, ricorda Euronews, aveva già scelto di non presenziare alla finale del Mondiale 2026 come forma di protesta verso la gestione FIFA, ben prima che il caso FFE esplodesse. Un episodio che aiuta a capire perché la reazione europea sia arrivata così rapida e compatta: la fiducia tra le due istituzioni era già ai minimi da tempo.
CONCACAF e AFC, la stessa preoccupazione condivisa
Anche la CONCACAF, che riunisce le 41 federazioni di Nord e Centro America e dei Caraibi, ha preso pubblicamente le distanze dal piano. Nella sua nota, la confederazione ha ricordato che FIFA, le confederazioni e le singole federazioni hanno la responsabilità collettiva di agire nell'interesse del gioco, richiamando l'importanza di processi decisionali solidi e trasparenti prima di qualsiasi cambiamento strutturale di questa portata.
L'AFC ha ripreso concetti simili nella propria dichiarazione, evidenziando come il Mondiale tragga la propria forza dalla partecipazione di tutte le confederazioni e dalle grandi nazioni calcistiche del pianeta. Per l'organo asiatico, qualsiasi proposta che rischi di intaccare l'unità e il carattere universale della competizione andrebbe rivista alla radice. La confederazione ha aggiunto che, viste le posizioni già espresse da UEFA e CONCACAF e le divisioni ormai evidenti nel mondo del calcio, il progetto FFE difficilmente potrà raggiungere il consenso ampio necessario per essere realizzato così come è stato presentato.
Restano da capire le mosse della Confederazione Africana di Calcio (CAF), che ha annunciato una riunione del proprio comitato esecutivo per valutare la proposta, senza ancora sbilanciarsi pubblicamente in un senso o nell'altro. Il suo orientamento potrebbe pesare parecchio sull'esito finale della consultazione, considerato il numero di federazioni africane coinvolte nel voto.
Anche i calciatori entrano nella discussione
Il dissenso non arriva solo dalle confederazioni. FIFPRO Europe, il sindacato che rappresenta i calciatori professionisti nel continente, ha parlato di profonda preoccupazione per la proposta, avvertendo che rischia di trasformare il Mondiale e le altre competizioni FIFA in veri e propri asset su cui il capitale privato può investire. Secondo il sindacato, questo cambierebbe in modo permanente gli incentivi alla base dei tornei in cui i giocatori costruiscono la propria carriera, spostando l'attenzione dalla dimensione sportiva a quella del ritorno finanziario per gli azionisti.
Sullo sfondo resta anche un altro tema, finora non confermato ufficialmente ma già oggetto di indiscrezioni: quello di un possibile allargamento del Mondiale per nazionali da 48 a 64 squadre. FIFA non ha annunciato alcuna modifica al formato o alla cadenza dei propri tornei legata alla FFE, ma la sola circolazione di queste ipotesi ha alimentato ulteriormente la diffidenza di chi teme che l'ingresso di capitali privati possa, nel tempo, condizionare anche le scelte più propriamente sportive.
Cosa risponde la FIFA alle critiche
Di fronte al coro di dissenso, la FIFA non ha fatto marcia indietro. In una nota diffusa nella giornata di venerdì, l'organizzazione ha ribadito di voler proseguire con il processo di consultazione, sostenendo che le informazioni circolate sui media in questi giorni abbiano in parte distorto i termini reali della proposta. "Nessuno sta vendendo il calcio", ha dichiarato la Federazione, aggiungendo che gli investitori esterni non avranno alcun controllo sulla FIFA né sulle sue competizioni.
Nel testo si legge anche un passaggio piuttosto diretto verso le confederazioni critiche: nessuna singola entità, per quanto autorevole, può dire di rappresentare tutte le 211 federazioni membro. Un modo per ricordare che, formalmente, la decisione finale spetta a un voto collettivo e non alle sole dichiarazioni pubbliche dei principali organismi continentali.
I numeri che restano da chiarire
Al di là dello scontro istituzionale, diversi aspetti economici del progetto restano poco definiti. Non è ancora chiaro, ad esempio, quale sarà la valutazione definitiva della quota ceduta agli investitori, né come verranno distribuiti nel dettaglio i proventi tra le varie federazioni. La stessa cifra promessa a chi aderirà entro settembre cambia a seconda della fonte consultata, segno che il testo completo della proposta non è ancora stato reso pubblico in ogni sua parte.
Va anche detto che la struttura proposta prevede esplicitamente che gli investitori non abbiano un seggio nel Consiglio FIFA né diritto di voto nel Congresso, e secondo quanto riportato dal Guardian non percepirebbero nemmeno dividendi diretti dallo schema. Se questi dettagli verranno confermati nel testo definitivo, ridimensionerebbero in parte i timori di un'ingerenza economica diretta nelle scelte sportive, anche se non risolvono la questione di fondo sollevata da UEFA, CONCACAF e AFC: l'idea stessa che una parte del patrimonio commerciale del calcio mondiale passi nelle mani di soggetti privati.
Un modello già visto in altri sport
L'ingresso di fondi di investimento nella gestione di eventi sportivi non è una novità assoluta. Negli ultimi anni il private equity ha acquisito quote in campionati e organizzazioni come la Formula Uno, la Liga spagnola attraverso l'accordo con CVC Capital Partners, e diverse leghe minori di calcio in giro per il mondo. In molti di questi casi, gli investitori sono entrati proprio con partecipazioni di minoranza, senza potere decisionale diretto sulle regole sportive, esattamente come promette di fare la FIFA con la FFE.
La differenza, secondo chi si oppone al piano, sta nella natura stessa dell'oggetto in discussione. Un campionato nazionale è comunque un prodotto commerciale gestito da una lega professionistica; il Mondiale, invece, viene percepito da molte federazioni come un patrimonio collettivo, costruito nel tempo dal contributo di generazioni di giocatori, allenatori e tifosi, più che come un asset aziendale da valorizzare in borsa. È proprio su questo terreno simbolico, oltre che economico, che si gioca gran parte dello scontro tra FIFA e le confederazioni contrarie.
Tra chi ha lavorato a operazioni simili in passato compare anche Greg Maffei, amministratore delegato di BANN Ventures e in precedenza a capo di Liberty Media durante l'acquisizione della Formula Uno, indicato da alcune fonti come una delle figure coinvolte nella strutturazione dell'operazione FFE. Un dettaglio che, agli occhi degli osservatori più attenti al mondo della finanza sportiva, conferma quanto il progetto FIFA guardi esplicitamente ai modelli già collaudati in altre discipline.
Le prossime tappe da seguire
Il calendario, per ora, resta quello fissato dalla FIFA: consultazione aperta fino al 19 settembre, seguita dal voto delle federazioni e, in caso di esito favorevole, dall'approvazione del Consiglio. Nel frattempo, la UEFA ha già fissato la propria linea di condotta e la CONCACAF ha espresso una contrarietà netta seppur meno perentoria sul fronte del boicottaggio.
L'incognita più grande riguarda proprio l'atteggiamento della CAF, che con le sue oltre 50 federazioni potrebbe risultare determinante nel bilanciare il voto complessivo. Molte delle federazioni più piccole, del resto, guardano con interesse ai fondi promessi dal piano, un elemento che Infantino sembra intenzionato a sfruttare per superare la resistenza delle confederazioni più forti dal punto di vista economico e sportivo.
Difficile, a oggi, prevedere come si chiuderà questa partita. Un dato però aiuta a inquadrare la posta in gioco: se il piano dovesse fermarsi al 19 settembre per mancanza di maggioranza, la FIFA tornerebbe al modello di finanziamento attuale, con il fondo FIFA Forward fermo agli 8 milioni di dollari per ciclo quadriennale destinati a ciascuna federazione, la stessa cifra in vigore dal 2019. È anche per questo che molte delle federazioni più piccole, pur consapevoli delle critiche mosse da UEFA e AFC, valutano con attenzione i benefici economici promessi prima di schierarsi apertamente in un senso o nell'altro.