L’ex terzino della Juve, Patrice Evra, ha svelato a Sky Sports un retroscena immediatamente precedente al passaggio di Cristiano Ronaldo all’ombra della Mole:
“Mi ha chiamato 20 minuti prima di firmare con la Juventus, chiedendomi perchè questo club fosse così speciale. Gli spiegai che il suo modo di allenarsi si adattava perfettamente alla cultura del club. Mi ha richiamato poco tempo dopo per dirmi che avevo ragione e che con questa mentalità potrà continuare a giocare fino a 40 anni”.
“Cristiano è una macchina: non ho dubbi nel preferirlo a Messi. Parlai con lui quando vinse il suo primo Pallone d’Oro, mi disse che ne voleva vincere altri cinque: non mi stupisce che l’abbia fatto. È il tipo di giocatore che se l’allenamento è fissato alle 10, lui arriva alle 8 ed è l’ultimo ad andarsene”.
“Lui lavora ogni giorno per essere il migliore. Una volta perse una partita di ping pong contro Rio Ferdinand. Allora decise di comprarsi un tavolo per giocare e si allenò due settimane per la rivincita. Giocarono di nuovo e vinse Cristiano. Questo la dice lunga sulla sua mentalità”.
“Chi dice che è più facile giocare in Italia non reggerebbe i ritmi nemmeno delle rifiniture. Gli allenamenti sono sempre intensissimi, ho visto alcuni miei compagni vomitare prima della fine di una seduta. Al Manchester United, in confronto, mi sentivo in vacanza. Alla Juventus controllano tutto, decidono loro quello che devi mangiare e devo dire che ho imparato molto, anche dal punto di vista tattico. Non mi piaceva molto lo stile di vita a cui ti formavano, perché penso di essere in grado di decidere cosa è meglio per me stesso, ma capisco anche che la disciplina sia molto importante. È stata una delle sfide più difficili della mia vita ed è per questo che sono davvero orgoglioso di aver trascorso due anni e mezzo con loro”.
“Uno è Chiellini, il cuore della difesa della Juventus. Non è dotato di un’ottima tecnica ma ha sempre lavorato meglio degli altri, più di Bonucci. In allenamento cercavo di copiare Pirlo, i suoi piedi sono come le sue mani. Quello che ho imparato da lui è di rimanere sempre lucido e rilassato, anche sotto pressione. Tevez invece è un pitbull in attacco: ho giocato con lui anche a Manchester e quando davanti giocava con Rooney, quasi mi dispiaceva per la difesa avversaria”.
Immagine in evidenza: Marca
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