Il racconto della sua carriera, i gemelli del gol e l’impresa di Euro 2020: ecco la storia di un campione che ha lasciato una firma indelebile nei cuori di milioni di tifosi.
Uno dei migliori centravanti degli anni 80-90, simbolo della nazionale di Italia 90 e capo delegazione della nazionale di Mancini nella vittoria di Euro 2020. Inizia la sua carriera da giocatore professionista con la Cremonese, riportando i grigio-rossi in serie A dopo più di cinquant’anni. È stato uno degli uomini cardine della Sampdoria campione d’Italia nel 1991, trascinatore della Juventus campione d’Europa nel 1996 ed è rimasto ai vertici del calcio europeo anche nella sua esperienza al Chelsea dove ha contribuito a portare i blues in alto nel campionato inglese.
In carriera oltre al campionato con la Samp e la Champions con la Juventus ha vinto anche 4 coppe Italia, scudetto con la Juventus, 2 super coppe Italiane, 1 coppa d’Inghilterra ed una coppa di Lega inglese. In campo internazionale ha vinto 2 coppe delle coppe, 1 coppa UEFA ed una super coppa UEFA.
Una carriera di successo, vittorie, trofei, gol, ma quando si pensa a Gianluca Vialli ci viene in mente anche un’altra persona: Roberto Mancini. Nato a Jesi da una famiglia meno abbiente rispetto a quella di Gianluca ma anche lui, così come la maggior parte dei ragazzi di quegli anni, è cresciuto con il pallone tra i piedi. Nato calcisticamente parlando a Bologna, Mancini incontra Vialli a Genova con la Sampdoria dove i due passeranno stagioni incredibili con la maglia blucerchiata.
Lo scudetto del 1991 è la consacrazione dei due giovani talenti a cui venne assegnato un soprannome che li accomunava: I gemelli del gol. Entrambi classe 64, Roberto era forte tecnicamente e perfetto come seconda punta. Vialli invece era forte fisicamente e molto robusto, infatti veniva sempre schierato come centravanti. Il momento di svolta della “coppia del gol” viene nel 1986 quando sulla panchina blucerchiata arriva Vujadin Boskov che valorizzerà al massimo i due attaccanti.
È stato l’uomo in più nella nazionale campione d’Europa dell’amico Roberto, la sua personalità, la sua esperienza, il suo rito scaramantico di salire sempre per ultimo sul pullman della squadra prima delle partite ed il suo discorso prima della finale contro l’Inghilterra sono stati elementi fondamentali per la conquista del titolo europeo. Proprio quel discorso pronunciato a Wembley (che lo aveva visto uscire sconfitto dopo la finale di coppa dei campioni contro il Barcellona nel 1992 insieme a Mancini con la Samp) rimarrà per sempre inciso nell’impresa azzurra.
“L’uomo nell’Arena”, discorso ripreso da quello di Theodore Roosevelt alla Sorbona di Parigi del 1910, ha dato quella spinta in più ai giocatori azzurri che si apprestavano a giocare la partita più importante della loro vita. Una partita che, come in tante altre negli anni di gioventù, i due hanno vinto insieme nonostante la malattia che già stava affliggendo Gianluca. Malattia che il 5 gennaio 2023 ha avuto la meglio, portandosi via Gianluca e lasciando un dolore enorme nei cuori di ognuno di noi.
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