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Premio Facchetti, Vialli commosso: “Il cancro? Non mollo”

Dieci anni senza Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport (dal 1983 al 2002) nella giornata dedicata al suo ricordo, ma anche al “Bello del Calcio!”, premio storico in ricordo di Giacinto Facchetti, assegnato quest’anno a Gianluca Vialli.

“Quando mi hanno comunicato che volevano premiarmi ero molto sorpreso, quasi scioccato. Io il bello del calcio? Avranno pensato ‘diamolo a lui che forse l’anno prossimo è troppo tardi’. Io ora sono un uomo vulnerabile, spero migliore di prima. L’esperienza che ho vissuto mi ha insegnato molto, ne avrei fatto volentieri a meno ma mi sono impegnato mentalmente e fisicamente. Grazie all’aiuto delle persone vicine è andata bene. A proposito del cancro voglio dire che sto bene. Non è stato facile, anche se ho ancora molto da fare. Mi sto preparando meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo. Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto ‘Diamolo a Vialli quest’anno perché magari l’anno prossimo sarà troppo tardi‘. Penso a mamma e papà non posso commuovermi, non voglio farli emozionare troppo” – è un Vialli visibilmente commosso sul palco.

“Io mi sono innamorato del calcio da piccolissimo, è passato un pallone e l’ho colpito. Ho giocato presto alla Cremonese, di cui ero innamorato. Il calcio mi ha dato tutto, mi ha permesso di comprare una Golf cabriolet sabbia chiara metallizzata con cui andavo a fare il figo per Cremona. Grazie al calcio ho perso la verginità e fatto sesso per la prima volta, non credo che altrimenti sarebbe successo. Poi nella vita le cose succedono o meno, secondo quello che decidono le stelle. Io stavo firmando per i Rangers di Glasgow, all’ultimo giorno il Chelsea cambiò allenatore e mi chiamò per giocare da loro. Così sono andato a Londra, ho vinto un sacco di trofei, ho conosciuto mia moglie e ho avuto due figlie fantastiche, con cui ho capito che cos’è l’amore incondizionato” – ha concluso Vialli.

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