Sandro Mazzola, la vita del capitano che fece grande l'Inter e la Nazionale
Sandro Mazzola è morto a 83 anni. I 565 match con l'Inter, l'Europeo 1968 e la staffetta con Rivera in Messico.
Sandro Mazzola si è spento a 83 anni. L'annuncio è arrivato dall'Inter poco dopo la mezzanotte, nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre 2026, con una nota che il club ha affidato al proprio sito ufficiale.
È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra.
I funerali si terranno lunedì 21 settembre alle 14.45 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. In tutte le competizioni del calcio italiano in programma nel fine settimana è stato osservato un minuto di silenzio. Avrebbe compiuto 84 anni l'8 novembre.
Punti chiave
Sandro Mazzola è morto a 83 anni, con l'annuncio diffuso dall'Inter nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2026 e i funerali fissati per lunedì 21 settembre nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Ha giocato in una sola squadra di club, l'Inter, dal 1960 al 1977, chiudendo con 565 presenze ufficiali e 158 reti.
Il suo palmarès nerazzurro comprende quattro scudetti, due Coppe dei Campioni nel 1964 e nel 1965 e due Coppe Intercontinentali vinte contro l'Independiente.
Con la Nazionale ha raccolto 70 presenze e 22 gol tra il 1963 e il 1974, vincendo il campionato d'Europa 1968 e perdendo la finale mondiale del 1970 contro il Brasile.
Detiene ancora il record del gol più veloce nella storia del derby di Milano, segnato dopo tredici secondi il 24 febbraio 1963.
Nel 1971 arrivò secondo nel Pallone d'Oro dietro Johan Cruijff, dopo essere stato candidato al premio in nove edizioni.
Il figlio di Valentino, cresciuto senza il padre
Alessandro Mazzola era nato a Torino l'8 novembre 1942, mentre il padre giocava nel Torino. Valentino Mazzola era il capitano della squadra che vinse cinque scudetti consecutivi e che il 4 maggio 1949 si schiantò contro la collina di Superga. Sandro aveva sei anni, il fratello Ferruccio ne aveva quattro.
Quel cognome avrebbe potuto schiacciarlo. La famiglia si trasferì nel milanese e il ragazzo passò dagli oratori ai campetti, con una parentesi in cui provò anche la pallacanestro. A indirizzarlo verso il calcio fu Benito Lorenzi, attaccante dell'Inter degli anni Cinquanta, che aveva l'abitudine di accompagnare i bambini allo stadio. Nelle giovanili nerazzurre trovò come allenatore Giuseppe Meazza, cioè l'uomo a cui San Siro avrebbe poi intitolato il proprio nome.
Per tutta la carriera Mazzola convisse con il confronto. Nel 2012, in un'intervista al Corriere della Sera per i suoi settant'anni, riassunse quella pressione ricordando che gli ripetevano che non sarebbe mai diventato come suo padre.
Un esordio finito 9-1
Il debutto in Serie A resta uno degli episodi più curiosi della storia del campionato. Il 10 giugno 1961 si giocava la ripetizione di Juventus-Inter, una partita che i nerazzurri avevano vinto sul campo e che il giudice sportivo aveva deciso di far rigiocare. Il presidente Angelo Moratti, per protesta, ordinò a Helenio Herrera di schierare la formazione Ragazzi.
Finì 9-1 per i bianconeri. Il gol della bandiera lo segnò su rigore un diciottenne che si chiamava Mazzola. Nella stagione successiva raccolse una sola presenza, e nessuno a Milano immaginava che quel ragazzo sarebbe rimasto in nerazzurro per i successivi sedici anni.
Herrera lo lancia, l'Inter torna campione
L'occasione arrivò nell'autunno 1962. L'Inter aveva vinto due partite su sette e la dirigenza contestava apertamente il tecnico argentino. Herrera rispose smontando la squadra. Armando Picchi arretrò da terzino a libero, Luis Suárez passò da mezzala a regista, e in attacco entrarono stabilmente due coetanei del 1942, Mazzola e Giacinto Facchetti.
Quella squadra chiuse il campionato con venti reti subite in tutto e riportò lo scudetto a Milano dopo nove anni, con una vittoria decisiva proprio sul campo della Juventus e con un gol di Mazzola. In quella stessa stagione, il 24 febbraio 1963, l'interno nerazzurro segnò al Milan dopo tredici secondi. È il gol più veloce nella storia del derby milanese e a oltre sessant'anni di distanza nessuno lo ha ancora avvicinato.
Vienna 1964 e la doppietta al Real Madrid
La prima partecipazione dell'Inter alla Coppa dei Campioni si chiuse con il trofeo. Mazzola segnò sette reti e vinse la classifica dei marcatori a pari merito con Ferenc Puskás e Vladica Kovačević, rimanendo a oggi l'unico interista ad averci riuscito. In finale, al Prater di Vienna, l'Inter batté il Real Madrid per 3-1 e due gol portarono la sua firma.
A fine partita accadde la scena che Mazzola avrebbe raccontato per decenni. Puskás gli si avvicinò, gli disse di aver giocato contro suo padre e di aver visto onorata quella memoria, poi gli regalò la maglia. L'episodio è ricostruito nella rievocazione di quella finale pubblicata da UEFA nel febbraio 2006.
Da lì partì il ciclo che il giornalismo sportivo avrebbe battezzato Grande Inter. Nel settembre 1964 arrivò la Coppa Intercontinentale contro l'Independiente, decisa solo dopo tre partite, con Mazzola a segno nel ritorno. Nel 1965 il bis mondiale, sempre contro gli argentini, con una sua doppietta nella gara d'andata. Nella stessa stagione fu capocannoniere della Serie A con diciassette reti, a pari merito con Alberto Orlando della Fiorentina, e contribuì a uno scudetto recuperato al Milan che a febbraio aveva sette punti di vantaggio.
Il 1965 portò anche la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, vinta contro il Benfica. L'anno dopo l'Inter conquistò il decimo titolo italiano e con esso il diritto a cucire la stella sulla maglia. In quattro stagioni la squadra di Herrera aveva vinto tre scudetti, due coppe europee e due titoli mondiali per club.
Le finali perse e la fascia da capitano
La parabola si chiuse in fretta. Nel 1967 l'Inter arrivò alla terza finale europea in quattro anni e la perse a Lisbona contro il Celtic per 2-1, nonostante il vantaggio iniziale firmato su rigore da Mazzola. Pochi giorni dopo sfumò anche lo scudetto, con il crollo di Mantova nell'ultima giornata.
Moratti lasciò la società a Ivanoe Fraizzoli e la squadra entrò in una fase di ricostruzione. Mazzola ricevette la fascia di capitano e la tenne dal 1970 al 1977. Nell'autunno 1970 la panchina passò a Giovanni Invernizzi, che arretrò l'attaccante nel ruolo di numero 10 alle spalle di Roberto Boninsegna. L'Inter vinse lo scudetto 1970-71 con due giornate di anticipo e tornò in finale di Coppa dei Campioni nel 1972, dove trovò l'Ajax di Johan Cruijff e uscì sconfitta per una doppietta dell'olandese.
Il 1971 resta anche l'anno del suo miglior piazzamento individuale, con il secondo posto nel Pallone d'Oro alle spalle dello stesso Cruijff. Fu candidato al premio in nove occasioni diverse. L'IFFHS lo colloca al 43º posto nella classifica dei migliori calciatori del Novecento, mentre la voce dedicata nell'Enciclopedia dello sport Treccani, firmata da Gigi Garanzini, ne ricostruisce l'evoluzione tattica da mediano a attaccante e poi di nuovo a centrocampista.
Settanta partite in azzurro
Il debutto in Nazionale arrivò il 12 maggio 1963, in un'amichevole vinta 3-0 contro il Brasile, con un rigore trasformato. Alla terza presenza, il 10 novembre dello stesso anno, si presentò di nuovo dagli undici metri contro l'Unione Sovietica e se lo vide parare da Lev Jašin, in una partita valida per le qualificazioni europee che l'Italia non superò.
Nel 1966 giocò il Mondiale inglese e segnò al Cile, in un torneo che l'Italia ricorda per l'eliminazione contro la Corea del Nord. Due anni dopo fece parte della squadra che vinse il campionato d'Europa 1968, primo titolo continentale azzurro, conquistato nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia.
Poi venne il Messico. Nella semifinale dell'Azteca contro la Germania Ovest, finita 4-3 dopo i tempi supplementari, Mazzola era in campo. In finale giocò l'intera partita contro il Brasile di Pelé, persa 4-1, con Gianni Rivera entrato solo all'84º minuto al posto di Boninsegna. L'ultima delle sue settanta presenze azzurre arrivò il 23 giugno 1974, nella sconfitta con la Polonia che eliminò l'Italia al primo turno del Mondiale tedesco. Il bilancio finale dice 70 partite e 22 reti.
La staffetta con Rivera, raccontata da chi la subì
La formula scelta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi ai Mondiali del 1970 prevedeva Mazzola titolare nel primo tempo e Rivera nella ripresa. L'idea era di alternare due giocatori considerati incompatibili nello stesso undici, sorprendendo gli avversari a partita in corso. L'Italia arrivò in finale, e la discussione su chi dei due meritasse il posto attraversò il decennio successivo.
Tra i due il rapporto rimase di stima reciproca, cosa che entrambi ribadirono in più occasioni negli anni. Nel novembre 2005 la Repubblica dedicò alla vicenda una ricostruzione di Maurizio Crosetti, che ne misurava il peso simbolico in un'Italia divisa tra fabbriche e uffici, dove scegliere Mazzola o Rivera voleva dire scegliere due idee di calcio.
L'ultimo derby e gli anni da dirigente
Il congedo dal campo avvenne nella finale di Coppa Italia 1977, ancora un derby, perso 2-0 contro il Milan. All'uscita dal terreno di gioco, il capitano trentaquattrenne annunciò il ritiro citando Dante, con il verso in cui si dice che così si vuole là dove si può ciò che si vuole, e che non si domandi altro. L'episodio è riportato nel volume Inter. Il calcio siamo noi di Filippo Grassia e Gianpiero Lotito.
La vita nerazzurra proseguì dietro una scrivania. Fu consigliere delegato dell'Inter dal 1977 al 1984, passò poi al Genoa, e tornò a Milano con l'arrivo di Massimo Moratti, lavorando come direttore sportivo e responsabile del mercato dal 1995 al 1999. Dal 2000 al 2003 entrò nei quadri dirigenziali del Torino, chiudendo un cerchio che partiva da Superga.
In parallelo costruì una seconda carriera in televisione. Affiancò Bruno Pizzul nel commento tecnico delle partite della Nazionale a Italia 1990 e tornò al microfono con Marco Civoli per la finale mondiale del 2006. La sua misura al microfono, lontana dall'enfasi, contribuì a definire il ruolo del commentatore tecnico nel calcio italiano.
Il lutto del calcio italiano
Il presidente del CONI Giovanni Malagò, nel messaggio pubblicato sul sito della FIGC, ha parlato della scomparsa di una bandiera capace di attraversare un'epoca e di trasformare un cognome pesante in una storia propria. Anche il Milan, avversario di sempre, ha diffuso una nota di cordoglio definendolo un rivale leale. Javier Zanetti, vicepresidente dell'Inter, lo aveva ospitato un anno fa nel proprio ristorante milanese per l'anniversario della seconda Coppa dei Campioni.
Nel 2014 era entrato nella Hall of Fame del calcio italiano, nella categoria veterani. Il bilancio complessivo con l'Inter parla di 565 partite ufficiali e 158 reti in diciassette stagioni, con quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La tragedia di Superga che gli tolse il padre resta uno degli episodi più studiati della storia sportiva italiana.
Un'ultima immagine poco ricordata lo riguarda. Nel 1967 Mazzola scese in campo con la selezione Resto del Mondo in un'amichevole organizzata per festeggiare i sessantacinque anni del portiere spagnolo Ricardo Zamora, e segnò su rigore proprio alla Spagna. Fu l'unica volta in cui indossò una maglia che non fosse quella dell'Inter o quella azzurra.
Domande frequenti
Di cosa è morto Sandro Mazzola e quando?
L'Inter ha comunicato la scomparsa di Sandro Mazzola con una nota diffusa poco dopo la mezzanotte tra il 18 e il 19 settembre 2026. Il club non ha reso pubbliche le cause del decesso. L'ex capitano nerazzurro aveva 83 anni e ne avrebbe compiuti 84 l'8 novembre successivo.
Quanti trofei ha vinto Sandro Mazzola con l'Inter?
Con l'Inter ha conquistato otto trofei. Quattro scudetti, arrivati nel 1962-63, nel 1964-65, nel 1965-66 e nel 1970-71, due Coppe dei Campioni consecutive nel 1964 contro il Real Madrid e nel 1965 contro il Benfica, e due Coppe Intercontinentali vinte nel 1964 e nel 1965 contro l'Independiente.
Chi era il padre di Sandro Mazzola?
Il padre era Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, considerato tra i migliori calciatori italiani di sempre. Morì il 4 maggio 1949 nella tragedia aerea di Superga insieme a tutta la squadra granata. Sandro aveva sei anni, il fratello minore Ferruccio quattro.
Che cos'è stata la staffetta tra Mazzola e Rivera?
Ai Mondiali del 1970 il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi schierava Sandro Mazzola nel primo tempo e Gianni Rivera nella ripresa, considerandoli difficilmente compatibili nello stesso undici. L'Italia raggiunse la finale contro il Brasile, dove Rivera entrò solo all'84º minuto mentre Mazzola giocò l'intera partita.
Quante partite ha giocato Sandro Mazzola in Nazionale?
Ha collezionato 70 presenze in maglia azzurra tra il 12 maggio 1963 e il 23 giugno 1974, segnando 22 reti. Ha partecipato a tre edizioni del campionato del mondo, nel 1966, nel 1970 e nel 1974, e ha vinto il campionato d'Europa del 1968 con la Nazionale allenata da Ferruccio Valcareggi.
Che cosa ha fatto Sandro Mazzola dopo il ritiro dal calcio giocato?
Dopo l'addio nel 1977 è stato consigliere delegato dell'Inter fino al 1984, poi dirigente del Genoa, quindi direttore sportivo nerazzurro dal 1995 al 1999 con Massimo Moratti presidente. Dal 2000 al 2003 ha lavorato per il Torino. In parallelo è stato commentatore tecnico per la Rai, accanto a Bruno Pizzul a Italia 1990.