Quella che vi stiamo per raccontare è una storia incredibile, una di quelle storie che sembrano quasi surreali finché a parlarne non è il diretto interessato: il suo nome è Cherif Karamoko. Ha 20 anni, è nato in Guinea Conakry, nell’Africa Occidentale. Fin da piccolo coltiva una passione che lo fa sentire vivo, ogni giorno infatti il piccolo Cherif si riversa in strada con i suoi amici per giocare a calcio; un amore incondizionato che si alimenta giorno dopo giorno tra campetti fatti di polvere e pietre e palloni rudimentali con cartone, gomma e persino rifiuti: “Con il pallone ai piedi sorrido” – ripeteva sempre.

Nella primavera del 2017, Cherif e suo fratello per sfuggire ad un infanzia terribile e infame, tra povertà, guerra civile e malattie decidono di salpare per l’Europa: “Il nostro barcone poteva ospitare massimo 60 persone, ma eravamo 143. Ci dissero che in una scatola, in caso di problemi, ognuno aveva garantito il giubbotto di salvataggio. Dopo 5 ore dalla partenza ha iniziato a entrare acqua, il barcone stava affondando e si è creata la calca per accaparrarsi un salvagente. Ce n’erano pochissimi, altro che 143. Mio fratello riuscì a prenderne uno e me lo diede. Non dimenticherò le sue parole: ‘Tu hai il sogno di diventare un calciatore, devi salvarti‘. Da lì mi ricordo solo il risveglio in ospedale in Calabria. Chiesi di mio fratello, mi dissero che era morto”.

Ripresosi da uno shock simile, Cherif rimase in Calabria 4 mesi prima di essere trasferito al centro profughi di Battaglia Terme; qui iniziò a frequentare la scuola e imparare la lingua. Durante un torneo amatoriale organizzato tra i profughi, una collaboratrice del centro dove era ospitato si accorse del suo talento naturale e si mise in contatto con varie squadre per fargli ottenere un provino e alla fine riuscì ad ottenere un allenamento di prova con il Padova Calcio, da qui la svolta: “Per otto mesi non ho potuto giocare, mi sono solo allenato. Ho esordito in Primavera contro il Parma a febbraio, un’emozione enorme” – ma il bello deve ancora venire – “Quando il mister Centurioni arriva in prima squadra mi porta ad allenarmi con i grandi. Mi sembrava incredibile. Dall’emozione non dormo la notte, in campo si vede, il mister mi dice di stare tranquillo. I compagni sono tutti fantastici, mi aiutano sempre“. Finché non arriva anche l’esordio in B: “Quando mi hanno detto che ero convocato sono tornato a casa e ho pianto. Ero anche in Ramadam, ho giocato solo un minuto ma non lo scorderò mai. Il Padova mi ha accolto in maniera meravigliosa, la città è splendida e non ho mai avuto problemi. Mi sento padovano.

fonte: padovacalcio.it

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