Siamo tutti in attesa. Fermi e inermi davanti allo scempio perpetrato ai danni del Bari o, per meglio dire, dei suoi tifosi. Il CDA che avrebbe dovuto provvedere alla ricapitalizzazione sembra non finire mai ed è persino difficile dire se sia ancora in corso dalle 22.30 di ieri sera. Il problema principale rimangono quei 4,5 milioni che il socio di maggioranza, Cosmo Giancaspro, è tenuto a versare nelle casse societarie per poter garantire la sopravvivenza del club.

Paparesta si defila

Intanto ieri si è consumato l’ennesimo colpo di scena quando il socio di minoranza, Gianluca Paparesta si è ufficialmente defilato annunciando il proprio disinteresse e quello della sua – annunciata ma mai vista o sentita – cordata disposta a condividere il suo – anche questo, solo annunciato – progetto. Si apprende, inoltre, dalle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno, che anche la quota dell’ex arbitro, già ricapitalizzata, sia stata pignorata da Equitalia.

Servono 3 milioni

Ora occorrono circa 3 milioni che, sommati a quanto già conferito per il pagamento degli stipendi e in conto capitale, equivarrebbero ai 4,5 milioni necessari per salvare la squadra. Ma occorrono in fretta e in contanti. Non come vorrebbe Giancaspro disposto a conferire due crediti vantati nei confronti della sua “Kreare Impresa”. L’offerta sembra non trovare l’appoggio né del CDA e neppure del collegio sindacale.

Qualcuno salvi la Bari

Quindi le soluzioni sembrano essere due. O il socio di maggioranza ricapitalizza in fretta e furia e in contanti oppure l’ultima speranza sembra essere nelle mani del sindaco Decaro che, nella giornata di ieri, ha contattato imprenditori locali chiedendo loro di salvare il calcio a Bari. Insomma, l’appello di Decaro, che condividiamo, è: qualcuno salvi la Bari. Perché si tratta di un patrimonio della città senza il quale sparirebbe un pezzo di storia, di aneddoti, di ricordi appartenenti a tutti, comprese quelle realtà, come Foggia e Lecce che, seppur avversarie in campo e sugli spalti, non vedono l’ora di gustare nuovamente l’aria del derby.

Un fallimento, comunque vada

Un appunto va fatto. Si tratta di un fallimento comunque vada. Se un club come il Bari versa in questa situazione è per motivi vari che, però, sono tutti riconducibili ad una gestione disastrosa costellata di ritardi e sotterfugi e arricchita dalla totale mancanza di visione, comunicazione e strategia. Lo spettro è quello della serie D. Con buona pace di chi, nel corso degli anni, ha davvero investito cuore, mente e denaro nella squadra senza nulla pretendere in cambio: i tifosi.

Foto in evidenza: Donato Fasano/LaPresse

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