Più forte della malattia.

Il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic è tornato a parlare in conferenza stampa del suo stato di salute, quattro mesi dopo aver annunciato di essere stato colpito da leucemia:

“Ho sentito tanta vicinanza e affetto dal 13 luglio quando ho annunciato la mia malattia e pensavo che fosse giusto raccontare quello che è stato fatto e dovremo fare. Sono stati quattro mesi difficili, ho conosciuto medici ed infermieri straordinari che mi hanno supportato e sopportato anche se ho un carattere difficile: psicologicamente è molto difficile affrontare questa malattia ma ho sempre sentito di essere nelle mani giuste. Senza il loro aiuto non penso che il percorso sarebbe andato così bene. Li ringrazierò per tutta la vita.
Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini con una lettera, uno striscione, una preghiera, un coro o uno striscione. Mi sono sentito davvero parte della famiglia del mondo del calcio. Grazie ai tifosi di tutte le squadre ma soprattutto quelli del Bologna che mi hanno adottato come un fratello o un figlio. Ringrazio chi lavora in società perché nessuno ha mai messo in dubbio la mia permanenza e mi hanno fatto stare più tranquillo. Grazie agli amici stretti ma in particolare alla mia famiglia. A mia moglie che è stata tutti i giorni con me, mi ha dimostrato ancora una volta di essere molto fortunato ad averla con me: è forse l’unica persona che conosco ad avere più palle di me. I figli poi sono la mia vita, si sono sottoposti al test per la compatibilità del midollo per provare a salvarmi la vita: non è scontato. Grazie a mio fratello e alla mamma. Non ho più lacrime, mi sono rotto di piangere, voglio solo sorridere”.

Poi reagisce scherzosamente all’entrata in sala stampa dell’intera squadra:

“Non dovevate essere in campo ragazzi? Mi fanno sempre delle sorprese, ma lo fanno solo per non doversi allenare. Sapevo che con la malattia avrei condizionato la squadra e la classifica ma non volevo che diventasse una scusa. I ragazzi sanno quanto voglio bene a tutti loro e mi sarei aspettato di più da loro, ho lottato ogni giorno cercando di essere presente in qualche modo anche quando avevo 40 di febbre. Speravo di vedere in campo un po’ di questa forza e sacrificio ma non è sempre successo: mi dispiace. Sono incazzato nero per risultati, per l’atteggiamento e per il gioco. Ho detto a tutti che da ora in poi bisogna dare il 100%, sappiamo quale è la strada giusta e dobbiamo riprenderla. Chi non lo farà vi assicuro che avrà dei problemi con me, giocherà chi merita e fa quello che dico io”.

La dolce replica è affidata al capitano, Blerim Dzemaili:

“Dire che ci sei mancato è poco, siamo contenti che tu sia tornato. Volevamo farti questa sorpresa, sappiamo che non sei tanto soddisfatto del nostro operato in questo momento ma cercheremo di renderti di nuovo contento”.
291119 – sport calcio – conferenza stampa allenatore Bologna FC Sinisa Mihajlovic sulla stato do salute attuale con medici dottor Michele Cavo e Francesca Bonifazzi – I RAGAZZI DELLA SQUADRA GIOCATORI – 291119 – SPORT CALCIO – CONF STAMPA ALLENATORE MIHAJLOVIC CON MEDICI – fotografo: BENVENUTI

Il racconto della degenza

“Ho passato quattro mesi tosti, chiuso in una stanza di ospedale da solo con aria e acqua filtrata. Il mio più grande desiderio era prendere una boccata d’aria fresca ma non potevo. Non mi sono mai sentito un eroe per quello che sto facendo, solo un uomo magari con un carattere forte ma sempre un uomo con tutte le mie fragilità. Queste malattie non si vincono solo con il coraggio, servono le cure e voglio dire a tutti i malati che non devono sentirsi meno forti se non affrontano la malattia come me. Non c’è da vergognarsi ad essere disperati, l’unica cosa che non va mai persa è la voglia di vivere. È una malattia bastarda che richiede molta pazienza, bisogna ragionare giorno per giorno e darsi piccoli obiettivi giornalieri o settimanali. Non bisogna mollare mai perché quando arrivi al trapianto puoi guarire ed è l’unica cosa che conta. Ora sono consapevole di prendere forza giorno dopo giorno, assumo 19 pastiglie al giorno da mattina a sera ma lo faccio perché era necessario per poter chiudere il cerchio ed essere dimesso. Tornerò per fare controlli ma non dormirò più in quella stanza. Spero di uscire da questa malattia come un uomo migliore, sono riuscito a migliorare anche nella pazienza: ora mi godo ogni minuto della giornata e sento che nulla mi è dovuto”.

Obiettivi minimi, passati e futuri

“Avevo fatto una promessa alla squadra di esserci a Verona e l’ho fatto. Sono stati 90 minuti difficili ma dovevo farlo per amore del mio lavoro e per tutti quelli che mi hanno voluto bene. Non puoi deludere la gente. L’ho fatto anche per me stesso, volevo sentirmi vivo. Mi ero dato obiettivi minimi senza pensare solo alla fine del percorso ma puntando ai momenti di riposo. Quando poi mancavano pochi giorni al nuovo ricovero non vedevo l’ora di tornare a combattere. Ora però sono uscito da quel cazzo di ospedale e non tornerò più in quella stanza che era diventata come un incubo. Devo fare due o tre controlli a settimana, non posso stare troppo tempo in un luogo chiuso ma posso andare al campo vestendomi bene. Posso viaggiare soltanto in auto, non in aereo o treno per evitare infezioni. Non mi sento però ancora la forza per affrontare viaggi lunghi. Non mi è possibile andare allo stadio in questo momento perché girano virus però magari con Milan o Atalanta potrei pensarci. Ho comunque visto tutti gli allenamenti in diretta parlando ai giocatori e potevo intervenire ma non ero presente. Sapevo che avrebbero dato tutto all’inizio ma sapevo anche che a lungo andare sarebbe successo quello che è accaduto. Non mi piacevano le scuse che sentivo riguardo al fatto che avvertissero la mia mancanza. Dopo la Sampdoria per tre settimane non ho avuto contatti con i ragazzi a causa della febbre alta. Ora però sono sicuro che si ricomincerà a lavorare bene, ho già visto che si è alzato il livello in questi giorni ed è questo il motivo per cui cercherò di essere presente più possibile”.

Chiusura con una frase motivazionale, d’insegnamento per chiunque

“Voglio usare una frase di Vasco Rossi: “Io sono ancora qua”. E sarò ancora qua, non mollerò niente. Andrò avanti per la mia strada con le mie forze perché mi fa sentire vivo ma senza superare le mie possibilità. Ora devo ragionare con la testa e non solo con il cuore ma penso che d’ora in poi sarò più presente”.

Immagine in evidenza: Il Post

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