In una lunga intervista rilasciata al “Corriere dello Sport”, il presidente del CONI Giovanni Malagò si è così espresso sulle sorti del campionato di Serie A:

“La dittatura della Juve è proprio finita? Mi pare un dato acquisito. Tra la Lazio e Inter chi ha più chance? Faccio un ragionamento di buon senso: chi è concentrato su una sola competizione può metterci dentro tutte le energie fisiche e mentali. La Lazio vive questa condizione. Vale un vantaggio chiaro? Non userei questa parola. Però, se penso solo alle incertezze dell’Inter sul calendario, anche per via del Coronavirus, non vorrei stare nei panni del povero Conte”.

L’ingresso di nuove figure, come Commisso (Fiorentina ndr.) e Friedkin (Roma ndr.) all’interno delle società italiane cambierà qualcosa?

“Ci può stare. Può essere che Commisso segni una discontinuità rispetto al ruolo avuto in Lega da Della Valle, può essere che Friedkin si muova diversamente rispetto a Pallotta. Vedremo che succede”.

Capitolo Superchampions: ci sono i margini per crearla?

“Penso che si confrontano ormai due realtà. Le leghe europee, tutte, dalla Premier alla Liga fino alla serie A, difendono la storia e i campionati nazionali. Ma piaccia o non piaccia, ci sono oggi in Europa 16, o piuttosto 24, o forse 36 squadre che si pongono la stessa domanda: che senso ha continuare a far giocare Real Madrid-Leganes? Ed è una domanda che ha un fondamento. Negarla significa porsi fuori dalla realtà, in un passato nostalgico. Se si tira troppo la corda, c’è il rischio che si produca una scissione. E che si rompa il giocattolo. Meglio trattare, con la ragionevolezza. La strada si trova. Vuol dire che il sovranismo fa male anche al calcio? Non voglio buttarla in politica. Però sono dell’idea che essere conservatori non significa ignorare che, a volte, la realtà cambia e bisogna trovare una soluzione”.

Ampia parentesi sulla questione Coronavirus:

“Da uomo delle istituzioni credo che si sia voluto dare un segnale di sensibilità e di attenzione e confermare la priorità della salute pubblica. Ma questo ha innescato una serie di reazioni a catena con le quali ci troviamo a fare i conti. Da lunedì che si fa? È ciò che mi chiedono in queste ore atleti, tecnici e dirigenti da ogni dove, soprattutto quelli impegnati nelle qualificazioni olimpiche. Non posso che sperare che il rispetto delle prescrizioni adottate rimetta il Paese nelle condizioni di rientrare nella normalità. Ma nessuno lo può garantire e, di conseguenza, penso che si stia navigando a vista.. Se i divieti e le chiusure vanno avanti, c’è un danno per lo sport? Rappresentiamo il 2 per cento del PIL, più l’indotto. Fate voi. C’è un danno economico enorme, ma c’è anche un danno propriamente sportivo. Se ti annullo una competizione in casa, valida per la qualificazione olimpica, la tua squadra avrà meno chance. Se hai una finale di Coppa del mondo di un grande sport, che è a rischio, il danno per quella disciplina si proietta nel futuro. Ed è incalcolabile”.

Immagine in evidenza: Giovanni Malagò (Twitter)

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