Quello del calcio è un business che va ben oltre il rettangolo di gioco e il mondo delle scommesse calcio può confermarlo.

Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare soprattutto per ridurre il Gap tra uomini e donne dal momento che le quote rosa sono da diverso tempo ormai molto attive in questo sport.

Lavorare nel mondo del calcio: uomini vs donne

Il tema è tanto attuale soprattutto se pensiamo che, proprio di recente, la Serie A ha aperto le proprie porte alla prima donna arbitro nella storia della massima serie italiana, Maria Sole Ferrieri Caputi, che però ci tiene subito a precisare: Non chiamatemi arbitra.

Ecco, nel caso di un arbitro il guadagno in Serie A è di 3.800 euro al mese di base. 1.000 euro a partita per un guardalinee, 500 euro a partita per il quarto uomo, 700 euro a partita per l’addetto al VAR, 450 euro per un fotografo (a partita), 50 euro a partita per uno steward, 25 euro l’ora per un cameraman mentre nessuna retribuzione è prevista per i racchettapalle. Ma com’è la situazione per le quote rosa?

Arbitro
Immagine in evidenza: arbitro – crediti foto: planet_fox/Pixabay

Quanto guadagna una donna nel calcio?

Lo stipendio delle calciatrici di Serie A femminile al momento non può superare i 30.568 euro lordi all’anno a causa del fatto che le calciatrici non venivano considerate professioniste e quindi fuori dalla Legge n. 91 del 23 marzo 1981.

Una grande differenza con le colleghe straniere se pensiamo che Samantha Kerr, prelevata dal Chelsea dai Chicago Red Stars arrivò a guadagnare 726.500 euro a stagione. A fine Aprile 2022 però le calciatrici italiane sono state riconosciute come professioniste, a partite dalla prossima stagione (2022/2023). Un passo avanti che però necessiterà ancora di diversi anni di lavoro per ridurre il famoso GAP.

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