Immagine in evidenza: Davide Riccardi, nuovo difensore del Calcio Foggia 1920 - crediti foto: pagina ufficiale Facebook Calcio Foggia 1920 (frame da video)
Davide Riccardi, difensore del Foggia, è intervenuto nel corso della trasmissione Il Pallone in Poltrona, andata in onda su Telefoggia nella serata del 20 novembre 2023 e condotta dal collega Carmine Troisi: ecco, di seguito, una parte delle sue dichiarazioni.
“La vittoria col Messina è per noi una svolta? Secondo me già la partita a Castellammare è stata una piccola svolta, anche se non sono arrivati i tre punti. Poi ovviamente diciamo che la vera svolta è stata col Messina perché abbiamo fatto bottino pieno, ma con la Juve Stabia abbiamo avuto una piccola svolta, poiché anche se non c’è stato molto gioco siamo riusciti a tenere la porta inviolata, per noi dietro è molto importante“.
“Se riusciamo a metabolizzare il passaggio in fretta tra la difesa a tre o a quattro? Ormai siamo abituati. Per quello che ho fatto finora a livello di carriera, sono sempre stato abituato ad usare un modulo stabile durante l’anno, però ci adattiamo alle esigenze del mister, a quello che ci chiede. Poi, ovvio, se faccio dal centrale al braccetto cambia non di molto rispetto ad esempio a centrale–terzino: uno si adatta al ruolo che dice il mister, l’importante è che ci sia compattenza e che la porta sia lasciata inviolata, perché dà fiducia e morale. In queste ultime partite c’è stata sempre più intesa: quello che mi mancava era avere un po’ di minutaggio e continuità, che stando a casa prima non poteva esistere. Ho fatto 4-5 mesi di allenamenti da solo: solo giocando ritrovi quella fiducia, quei ritmi di gioco, sono contento di starmi riprendendo piano piano“.
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“Una percentuale della mia condizione e quanto manca per il vero Riccardi? Siamo sopra la media, mi sento bene anche a livello fisico, sto tornando e così a livello tecnico. Per raggiungere i livelli top non manca molto, però mi sento bene e questo è l’importante: piano piano riacquisisco la fiducia in me stesso, sia fisica che mentale. È il ritmo partita che conta: uno si può allenare tutta l’estate, tutto l’anno da solo ma poi quando giochi in una squadra, giochi una partita vera è tutta un’altra cosa: sto bene e si può stare sempre meglio, non ci accontentiamo mai. Il 100% non esiste, è un limite che magari uno si pone per arrivare a dare sempre il meglio, anche quando magari pensi di essere al top“.
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