Ci sono pochi stadi che non sono dei semplici impianti sportivi, dove il calcio diventa più di uno sport. Quale migliore esempio del Camp Nou di Barcellona?

E’ un luogo mastodontico, un tempio (a discapito delle dichiarazioni del tecnico del Liverpool Jurgen Klopp, che ha appena sotterrato gli stessi blaugrana).

Buffo pensare a come già dalla televisione sembri quello che in realta è: una meraviglia architettonica che merita di essere visitata, almeno una volta nella vita.

Chi sta scrivendo ha avuto l’occasione di entrare nel complesso e, c’è da crederci, è rimasto senza fiato. Seppur a breve la struttura sarà soggetta ad interventi di ammodernamento, con i lavori che volgeranno alla conclusione presumibilmente nel 2021 e che ridurranno la capienza ad 80.000 posti, c’è solo da aspettarsi che questo gioiellino continui ancora di più a splendere e brillare di luce propria, come dal 1957 a questa parte.

Lo spettacolo è stato arricchito dalla presenza dei miei fedeli compagni di viaggio Giuseppe, Francesco, Angelo, Samuele, Marilina. Con il presente reportage, che prende anche le funzioni di dedica, va a loro il mio ringraziamento più profondo per aver vissuto assieme un’indimenticabile esperienza. Come recita il famoso slogan della squadra:

“Més que un Club – Siamo più di una squadra”.

“Parla in catalano il cemento del Camp Nou”, diceva il giornalista Eduardo Galeano. Perché sì, quelle gradinate parlano, il manto erboso parla, l’intero stadio parla e parlerà: troppe storie da raccontare, che dovranno essere esposte solo e soltanto dai protagonisti che avranno la fortuna di calcare quel leggendario prato.

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