La sconfitta per 2×1 contro Belgio ha comportato l’eliminazione della Seleção dalla Coppa del Mondo. Neymar show e le cadute esagerate e con lui è cascato anche il Brasile.
Proprio quel Brasile, cinque volte campione. Proprio quel Brasile favorito. Il Brasile di Neymar ma prima di tutto il Brasile dei brasiliani. Quei brasiliani che affrontano quotidianamente problemi di cause sociali, politiche ed economiche. Ma i brasiliani respirano il calcio. Ci vivono di calcio e ci trovano gioia, incoraggiamento, emozione e
ragione di vita, di sopravvivenza.
Tifosi di uruguay e brasile
Tifosi di uruguay e brasile, crediti: berliner-kurier.de
Ma i brasiliani, quelli veri, sanno affrontare difficoltà e sconfitte, anche se è
normale nello sport: un giorno vinci, l’altro perdi. Ma l’errore del tifoso brasiliano è pensare che sempre che il Brasile sia superiore, con un’alta mania di sminuire gli altri. Pensa che vincere è sempre un dovere e che c’è sempre un colpevole, per tutto.

Ovviamente a nessun tifoso piace perdere ma questa volta va compreso che il Brasile ha perso contro una squadra che ha giocato meglio, punto.

Colpa di Neymar Jr, Tite o Fernandinho?

Una squadra, ma prima di tutto un gruppo. Per i brasiliani però deve esserci
sempre un colpevole. Uno, al singolare e la stampa internazionale ha accusato Neymar mentre quella brasiliana ha suddiviso le colpe tra Tite, Gabriel Jesus e Neymar mentre i tifosi brasiliani hanno scelto Fernandinho come capo-espiatorio.
Neymar cade molte volte, fece scene esagerate, tenta di ingannare gli arbitri. Non ha dimostrato in Coppa del Mondo il potenziale che tutti sono abituati a vedere. È stato

duramente criticato per questo comportamento da bambino.

“O menino Ney” (Il ragazzo Ney), come è noto, ha dimostrato che all’età di 26 anni è ancora un ragazzo. Il giocatore più mediatico del calcio brasiliano – quello che vive su internet – non vuole nemmeno esprimersi sull’eliminazione. Ha lasciato tranquillamente la conferenza stampa, come fosse uno scherzo parlare ai tifosi. Tite invece era silenzioso, la sua colpa è stata non fare cambiamenti ma insistere su un qualcosa che non funzionava. Non ha definito un leader nel campo, un capitano, qualcuno fissato al comando all’interno delle quattro linee. Ha insistito su Gabriel Jesus, molto criticato per non aver fatto neanche un gol. Ha insistito su Fernandinho, quel Fernandinho del 7 a 1 contro la Germania nel 2014.

Fernandinho che manca la porta belga, colpa sufficiente affinché la folla potesse crocifiggerlo. Lui era il prescelto e adesso i suoi social network sono invasi da tifosi furiosi, con parole offensive e razziste che hanno interessato perfino la madre. Molti brasiliani sono intervenuti per difendere il giocatore e si sono recati all’aeroporto per sostenere i pochi membri della delegazione che sono arrivati nel paese, poiché molti giocatori non sono nemmeno venuti in Brasile, sono rimasti in Russia e anche a Madrid. Il supporto è arrivato anche al team tecnico, il desiderio di tutti è che Tite continui a essere l’allenatore del Brasile. Evento raro, molto raro.

E allora bisogna aspettare, assistere ad un lavoro a lungo termine per raccogliere buoni frutti. Aspettare e sperare che Neymar lasci impari ad affrontare le situazioni di
pressione. Lasciare che il Brasile impari a riconoscere il buon lavoro e il merito delle altre squadre e che comprenda come il peso della maglia non sia sufficiente per meritare una vittoria. Mentre i brasiliani devono imparare ad ammettere la superiorità degli avversari invece di cercare i colpevoli.

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