Kevin Prince Boateng ha rilasciato un’intervista a Sky Sport Uk. L’ex giocatore di Milan, Sassuolo, Barcellona e Fiorentina, ha raccontato di aver subito tanti insulti razzisti, soprattutto in un Milan-Pro Patria del 2013 quando le due squadre si incontrarono per disputare un’amichevole. Ecco le sue dichiarazioni:

“Quello è stato il momento in cui ho deciso che era troppo. Mi sentivo arrabbiato e triste, volevo mostrare al mondo che non avrei mai più accettato queste cose. Quando ero più giovane ho cercato di ignorare il razzismo. Le persone che mi conoscono mi dicono che ho pianto, sono andato a casa e non ho detto più nulla. Ero un codardo, non ero abbastanza forte. Ora non sono più un codardo. Nella mia carriera – prosegue Boateng – mi hanno fatto spesso il gesto della scimmia. Mi hanno detto che per ogni gol che avrei segnato mi avrebbero tirato una banana. E poi ‘ti metteremo in una scatola e ti riporteremo nel tuo paese’, ‘negro’, mi hanno gettato acqua e mi hanno detto che mi avrebbero lavato perché ero sporco”.

Poi, una battuta sul caso Floyd: “La verità è che più che triste sono arrabbiato. Sarebbe semplice non permettere alla gente di colore di fare sport, così come il cinema o altre cose. Ma sarebbe noioso. Mi piacerebbe che i giocatori di colore stessero a casa in un giorno specifico, diciamo quello del compleanno di George Floyd. Non perché non vogliano lavorare o per mancanza di rispetto nei confronti dei club, ma per onorare la comunità nera”.

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